Un dibattito su cosa sia Arte e cosa non, l’impossibilità di una definizione e l’esigenza di un criterio di demarcazione tra il Bello e il Prodotto; la mia risoluzione in questa risposta:
Tutto iniziò quando si affermò: ” non si posso mettere a confronto due tipi di arte “, frase giusta, poichè descrive in qualche l’mpossibilità di confrontare Boudelaire con Bach, ma non nel caso di MJ che io, e sottolineo io, non considero affatto arte per una serie di motivi che spiegherò più avanti.
La discussione è continuata sul problema soggettivo-oggettivo, questione che io reputo
banale e priva di ” uscita “, perchè impossibile da concettualizzare: mi pare ovvio.
Poi l’accusa si è spostata sulla mia “ostentazione”, obiezione forse vera solo per meriti emotivi: io tendo a caricare molto ciò che dico di passione e forza, non so esprimere senza veemenza e senza l’immagine di “asfaltare” il mio interlocutore, se questo vuole averla vinta nella disputa: in tutti le altre conversazioni posso essere eccentrico, ma tutto sommato cauto.
Tendo a sottolineare che la mia “arroganza” non è sugli argomenti, ma nella forma, vado avanti e vediamo la prima contraddizione.
Ho trovato divertente quando uno due soggetti che hanno sottolineato la mia “ostentazione”, all’inizio della conversazione hanno affermato ” tu non hai mai ascoltato la sua musica ” e non c’è che dire: questa è una bella frase arrogante, contraddizione numero uno, magica.
Scorrendo il discorso è emersa una certa “antipatia” nei confronti della critica musicale, in senso lato, proferita da due persone che rispettivamente hanno affermato: ” i Nirvana hanno cambiato e influenzato anche loro la musica venuta dopo ” e ” i Beatles sono stati la prima boyband della storia “, sentenziano una tipica frase da critico. Non mi piacciono i critici, ma argomento parlando come loro: seconda contraddizione, magici.
( Sottolineo tuttavia che la prima boyband furono i Beach Boys, in quando Surfin Safari dei Beach Boys è del 1962, mentre Please Please Me dei Beatles è del 1963 )
L’intermezzo, è forse qui inizio la vera argomentazione, ha riguardato il tema della cultura: i libri ” non ti permetto di cogliere i sentimenti ” e ” c’è una bella differenza tra savio e sapiens “.
A questo proposito citerò un filosofo indiano, ovviamente non dico di averne letto io l’opera: diciamo che me ne ha parlato un mio carissimo amcio.
Questo filosofo indiano, Abhinavagupta, vissuto attorno all’anno 1000, capace di influenzare il pensiero estetico di Kant e Schiller, affermava:
“per fare esperienza del sapore di un’opera d’arte, e’ necessario non solo che l’opera provochi una reazione emotiva, ma anche che il “fruitore” possegga le capacita’ estetiche necessarie per reagire in un modo appropriato. L’esperienza estetica e’ un processo di scambio: l’artista fornisce l’opera d’arte, e il “fruitore” fornisce le sue capacita’ estetiche. L’apprezzamento (ossia la reazione emotiva che si genera nel soggetto) non e’ un valore assoluto, ma dipende dalle capacita’ estetiche del soggetto. Queste “capacita’” derivano i gran parte dalla “conoscenza” -
La conoscenza ha un ruolo chiave nell’idolatria che moltissime star ricevono.
Molte stars godono di crediti dovuti a “qualita’” che si rivelano essere ubique (i loro fans non sanno che quelle qualita’ sono ubique semplicemente perche’ non conoscono quei musicisti meno pubblicizzati che posseggono quelle stesse qualita’). Per quel che mi riguarda, quelle stars valgono (in sostanza) esattamente quanto tutte le altre. D’altra parte, artisti meno conosciuti spesso esibiscono un maggior talento e una maggiore innovativita’ delle stars.
La citazione del pensatore indiano esprime al meglio e cancella le obiezioni lette su: non sono necessari miei commenti ulteriori.
Arte o non Arte, questo è il problema.
Io nel corso dei miei argomenti ho cercato di evitare questa parola, perchè so quanto sia difficile da controllare: è un termine troppo evasivo e sfuggente, però, sempre un mio caro amico, mi parlò di un certo Schiller.
Schiller nell’opera “Della poesia ingenua e sentimentale”:
“..è impossibile dichiarare cosa sia Arte e cosa non, tuttavia sento di affermare che alcune opere abbiamo maggior diritto di meritare questo status..”.
Tra gli argomenti che Schiller elenca vi sono i tre criteri: autonomia dell’Atto, purezza dell’Intento e libertà di fruizione.
Quanto alla autonomia dell’atto appare evidente come pochissimi esponenti possa meritare lo status di rilievo; con questo argomenta Scaruffi: “..in gran parte, la storia della musica contemporanea e’ stata una storia dei produttori. Il suono sofisticato di questa o quella star era, in realta’, il suono datole dal produttore. La star, al piu’, si limitava a scrivere la melodia. Il resto dipendeva da quanto le etichette discografiche erano disposte ad investire, tra studio di registrazione e musicisti, e dalle qualita’ del produttore (che, tra l’altro, dipendevano da quanto la stessa etichetta era disposta a pagare). Il musicista di oggi “e’” (spessissimo) il produttore.”
Quando MJ creava ciò che cantava?
Con l’ ultimo elemento ( libertà di fruizione) il filosofo tedesco sostanzialmente intende il creare qualcosa senza porre questo come elemento di commercio. Toh! Ecco spiegata la dicotomia ( imprecisa se posta nei termini di commerciale e non commerciale ) tra ciò che io considero Arte e tutto il resto: potrei dire che Zappa è Arte, Jackson è nell’anticamera.
La differenza tra due tipi di Arte, e di musica nello specifico, è insita nei musicisti stessi, che per quantano posso favoleggiare sulla mancanza di criteri discriminativi saranno tutti intimamente concordi sull’esistenza di una gerarchia.
Provate a dire a qualcuno (musicista alternativo o commerciale) che fa della musica commerciale, e quello si scandalizzara’. Provate a dire a qualcuno (musicista alternativo o commerciale) che fa della musica alternativa, e quello ne sara’ lusingato.
La prova si esprime anche indirettamente: anche il musicista piu’ commerciale sara’ tacitamente d’accordo sul fatto che la musica alternativa ha una maggiore importanza, ed allo stesso modo lo sono anche le masse che finanziano il mainstream.
La prova appare certa.
Per quanto questa categorizzazione operata da Schiller possa sembrare arbitraria ( e come ogni categorizzazione presenta criteri soggettivi ) essa è assolutamente necessaria per evitare di associare tutto con tutto o per evitare che nulla possa essere confrontato con qualcos’altro; di certo un pericolo per l’approccio all’Arte stessa, nonostante sia convinto che non tutti, per una questione di sensibilità, sentano il bisognono di difendere le vere produzioni artistiche, da qualcosa che è, nel peggiore dei casi, solo un oggetto di business.
Ma andiamo ancora avanti.
Per dare ulteriore adito alla differenza tra Arte ed anticamera e per rimanere nell’ambito della musica, gioca un ruolo evidentissimo l’originalità, l’innovazione.
La forza della musica commerciale è che essendo in sostanza sempre simile a sè stessa, sfrutta la debolezza cognitiva dell’uomo di “amare ciò che ha già amato”, per usare un’espressione di Eco.
Un fan di MJ troverà impossibile ascoltare Beefheart o i Throbbing Gristle: le sue preferenze sono modellate su modelli preesistenti, dettati dal solito ed imperioso processo di omologazione; tutto il resto lo spaventa, lo annoia, lo confonde..e magari lo fa sentire stupido ( Eco).
Chi ama sentirsi stupido? Nessuno.
A questo proposito sono interessanti le osservazioni basate sull’analisi di Adorno, parafrasate da Scaruffi: ” Un tema importante nella storia di ogni cosa (di ogni cosa che abbia una storia) e’ il ruolo giocato da convenzione e innovazione. Niente e’ completamente nuovo. Ogni cosa dipende, parzialmente, dal linguaggio pre-esistente, del resto non puoi mai dire cosa e’ nuovo. Delle mere copie di cio’ che e’ convenzionale non sono affatto estremamente interessanti. Qualcuno le puo’ trovare interessanti solo se non e’ conscio che quelle sono, precisamente, “convenzioni”, ossia sono gia’ state fatte prima. Allo stesso modo non e’ interessante l’innovazione che nasce dal puro gusto di innovare: chiunque puo’ afferrare un utensile da cucina ed usarlo per produrre del rumore che non e’ mai stato fatto prima, e sostenere che sia innovazione. Credo che Theodor Adorno ebbe la giusta intuizione quando identifico’ la convenzione con l’oggettivita’ e l’innovazione con la soggettivita’ ( osservazione decisiva, perchè elimina il rischio di considerare tutto come arte, anche il gesto più inutile ). Secondo lui, la grandezza di Beethoven stava nella sintesi di convenzione ed innovazione, di oggettivita’ e soggettivita’ (non potrebbe spiegare le tarde opere di Beethoven, che sono chiaramente piu’ innovative che convenzionali). Il fatto e’ che le convenzioni musicali sono un linguaggio carico di un grande potere. Le innovazioni musicali non sono un linguaggio (non ancora), ma sono (in un certo senso) il messaggio. Quando le convezioni musicali portano innovazioni musicali, accade qualcosa di veramente devastante. Causano un riarrangiamento della nostra vita cognitiva, il cui risultato e’ la nascita di un nuovo linguaggio (convenzione musicale). “
Tornando al banale andiamo avanti.
Però MJ piace ad un sacco di gente! E’ emerso proprio lui da Jackson 5! Bisogna rispettare i suoi fan.
Punto primo:
Un giorno lessi Bacone e questo proferiva le “Origini dell’ignoranza” in suo scritto, tra le cause secondo lui vi erano:
1.autorita’ deboli ed incapaci ingannano le persone (e nella musica rock, sono i critici, spesso troppo codardi per ribellarsi all’industria discografica);
2.l’abitudine (habitus) (nella musica rock e’ quello che passano le radio);
3.mancanza di conoscenze generali (nella musica rock l’audience difficilmente ha qualche conoscenza delle altre arti);
4.falsa saggezza, ossia le persone nascondono la loro ingoranza pretendendo di sapere molte cose.
E la quarta ragione e’ la peggiore: e’ il pericolo prevalente per ogni arte il cui pubblico e’ costiutuito per lo piu’ da persone molto giovani. I giovani conoscono quasi esclusivamente cio’ che viene pubblicizzato o commercializzato nel loro ambiente, e spesso attraggono in questo gioco altre giovani persone. La verita’ e’ che loro conoscono unicamente i propri idoli, e questa e’ precisamente la ragione per cui quelli sono i loro idoli. Anche quando crescono, rimangono fortemente ignoranti: quando sei cresciuto smetti di ascoltare la musica che ti girava intorno quando eri giovane. La tua conoscenza si cristallizza.
Nulla di più chiaro.
Le parantesi le ho prese dal pensiero musicale di Piero Scaruffi.
Procediamo con il punto successivo:
MJ è emerso dai Jackson 5, ci sarà un motivo alla sua grandezza!
Di sicuro MJ era il migliore, il più talentuoso e il più carino dei Jackson 5, ma qusto giustifica poco.
Prendo un esempio: Britney ” Baby One Time” Spears.
Britney prima di essere scelta, dapprima dalla Walt Disney, e poi dalla sua casa discografica, superò un provino tra oltre 2500 candidate: ottimo risultato, non c’è che dire.
Quando alle vendite.
MJ in quasi 40 anni di carriera ha venduto quasi 800 milioni di copie, Briteny in appena 10 anni quasi 100 milioni. La proporzioni di successo in termini di anni, non è la stessa, ma fa capire quanto il successo sia poco diagnostico della qualità: ovvio, no?!
Ultimo punto: “..non puoi giudicare i fan di MJ! Io ascolto tutto, MJ compreso!..”
Argomentazione nulla, ma la commento lo stesso.
Una frase del genere sottolinea l’impossibilità di esprimere frasi di stampo “olistico”, volutamente generalizzanti. Argomento solo con un paradosso, perchè non mi sembra il caso di andare avanti.
I Nazisti non sono stati poi così negativi! Perchè? C’erano un sacco di nazisti che onestamente lavoravano senza aver fatto mai male a nessuno pur essendo sostenitori di Hitler e pur essendo iscritti al partito nazionalsocialista. Punto.
Quando al questione più interessante da me sollevata ( omologazione e massificazione ) ricito Pasolini quando sosteneva che uno dei peggior crimini della società consumistica è quella di riuscire a cancellare qualsiasi forma si sensiblità nei confronti della cultura.
In altre parole Pasolini sosteneva che confondere MJ per qualcosa di culturale è il frutto di un’ omologazione che agisce a livello emotivo. Non dico ovviamente che i fan di MJ sono degli omologati, ” Scritti Corsari” non l’ho scritto io!
Poi è arrivato qualcuno che ha detto ” L’Arte sfugge a qualsiasi definizione, se ne fotte”.
Descrivere un oggetto senza concettualizzare un soggetto è uno dei classici errori logici.
Non posso dire cosa fa qualcosa se primo non spiego di chi non sto parlando.
Affermare che l’Arte non è definibile è prudente, vuoto e sopratutto pericoloso. Il motivo?
Potrei affermare che tutto è Arte, che Britney Spears è Mozart e che i film con Lino Banfi sono come Bergman: negare l’Arte in questo modo equivale ad ucciderla.
Piuttosto che dire cos’è l’Arte, cosa difficilissima, possiamo riprendere i concetti di Schiller è sostenere cosa essa non sia.
Secondo le mie conoscenze e seondo quelle del mio utilissimo amico MJ non è Arte; poi può piacere, ma può piacere lo stesso senza pretendere il bollino di qualità.
Il pensiero nasce con l’intento di difendere e promuove certe produzioni, dalla pressante minaccia di un sistema che pian piano le sta distruggendo.
Distruggendo come? I classici stanno sparendo, della letteratura e del cinema, i grandi della musica, i veri innovatori, sono soppiantati in grandezza dai grandi delle classifiche e della pubblicità. Sembrerò retorico,ma la mia sofferenza è reale.
La conoscenza deriva dal sapere e l’apprezzamento dipende dalla conoscenza:
Due persone che hanno conoscenze largamente differenti, avranno opinioni largamente differenti sulla musica. Per esempio, una persona che ascolta tanta musica, avra’ opinioni diverse rispetto ad una persona che di musica ne ascolta poca (ma non e’ necessaria la “quantita’”, basta che le due persone ascoltino diversi tipi di musica)
Io posso vantarmi di ascoltare quasi tutti i tipi di musica, quanti dei fan del suddetto posso vantare lo stesso? E voi?
Magari domani mi verranno in mente altre cose da dire, ma credo che per il momento tutto ciò sia sufficiente.